XIII Campionato del mondo di Othello

dall'8 all'11 Novembre 1989

Federazione Nazionale Gioco Othello - Varsavia -PL-


Vincitore:
Hideshi Tamenori



Formula:
13 turni + semifinali e finali

Varsavia: 13° Campionato Mondiale. Fino a non molto tempo fa, e segnatamente fino all’avvento della Perestroika, sarebbe sembrato improbabile parlare di movimento Othellistico dei paesi dell’Est europeo, oggi ci troviamo invece addirittura a commentare un Campionato Mondiale disputatosi a Varsavia, ed è inutile dire che la cosa ci fa particolarmente piacere. Meno piacere proviamo invece nel dovervi raccontare una competizione iridata in cui i rappresentanti italiani hanno fatto la parte delle comparse e nulla più. Lontani ormai i tempi in cui un azzurro finiva regolarmente in zona medaglia. In effetti alla già grave assenza di Marconi, che non aveva potuto partecipare al Campionato Italiano, si andava inopinatamente ad aggiungere quella di Brusca che rinunciava all’ultimo momento a vestire la maglia azzurra. Al suo posto la Federazione decideva di presentare Andrea Cordiner, Campione Italiano di Categoria e giocatore di sicura crescita ancorché un po’ acerbo. Completava il trio tricolore Mauro Perotti, terzo a Verona e ben rodato da una estate trascorsa all’insegna dell’Othello internazionale (partecipazione ai tornei di Parigi e Copenhagen).
Undici le altre nazioni partecipanti, con la novità eclatante dell’URSS e trentasei gli aspiranti al titolo con Tamenori a vantare i favori del pronostico. A cercare di togliere lo scettro iridato al nipponico un nutrito gruppo di pretendenti con Brightwell, Shaman e Ralle accreditati di qualche chance in più. La formula del torneo ricalcava quella dello scorso anno: un girone eliminatorio, che assegnava il titolo per nazioni, su tredici turni di gioco regolati da un atipico italo-svizzero e, al terzo giorno, semifinali e finali per la designazione del giocatore Campione del Mondo. L’andamento del gioco confermava sostanzialmente quelle che erano le previsioni della vigilia ed al termine della fase eliminatoria la classifica vedeva al comando la coppia protagonista della finale dello scorso anno: l’inglese Graham Brightwell ed il giapponese Hideshi Tamenori. Alle loro spalle, ma con due punti di distacco, l’altro inglese Peter Bhagat solitario terso ed a condividere l’ultima piazza per l’accesso alle semifinali il danese Erik Jensen e il mitico statunitense David Shaman. Quest’ultimo prevaleva nello spareggio per il quarto posto ed entrava così a far parte dei magnifici quattro. Il titolo a squadre era, per il secondo anno consecutivo, conquistato dall’Inghilterra davanti a Danimarca e Francia mentre i nostri dovevano accontentarsi di un mediocre ottavo posto addirittura dietro gli esordienti sovietici.
Si giungeva così al giorno della verità. Due solo le scacchiere rimase vive: da una parte il derby britannico tra Brightwell e Bhagat, dall’altra l’ennesimo tentativo di Shaman di battere il giapponese di turno. Il responso del torneo eliminatorio veniva confermato in pieno e con due nette vittorie Tamenori e Brightwell si preparavano a replicare la finale ’88. Bhagat intanto era terzo, ma già la tensione saliva in attesa del match clou. Con il suo gioco apparentemente semplice e scevro da inutili virtuosismi Tamenori imponeva la legge del più forte dominando in ambedue le gare. Si laureava così, primo nella storia dell’Othello, Campione del Mondo per la terza volta. Sul valore di Hideshi Tamenori ormai ci siamo espressi più volte, ma ci sembra giusto ribadire in questa occasione che il gioco espresso dal nipponico è di un livello assoluto mai raggiunto prima d’ora. Prova ne siano i numerosi successi consecutivi ottenuti dallo stesso sia in campo internazionale che in quello (forse più qualificato) giapponese. Un Tamenori stellare quindi che resterà un punto fermo nell’evoluzione teorica dell’Othello.



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