Ottimizzazione della mobilità Difficoltà: facile
di Mauro Perotti

In questo e nei numeri che seguiranno cercheremo di affrontare il problema del "controllo del gioco". Con ciò si intende la possibilità di prevedere con una certa facilità l'evoluzione del gioco nell'arco delle prossime mosse. E' facile rendersi conto che tale controllo si riesce ad ottenere quando il ventaglio delle possibili sequenze di gioco è limitato ed in particolare quando il numero di mosse a disposizione dell'avversario è molto basso (tipicamente una o due) mentre le mosse a nostra disposizione sono molte di più.
Per creare una situazione tale da conquistare e mantenere il controllo del gioco si applica un importante principio strategico: l'ottimizzazione della mobilità. Tale condotta di gioco, in genere, si appoggia sull'applicazione di due particolari strategie: la strategia dell'evaporazione e quella del controllo del centro. In effetti, in questi ultimi anni, si sta facendo strada una terza strategia d'appoggio basata sul controllo degli accessi e della quale parleremo più diffusamente in un secondo tempo.
Si può dire, senza ombra di dubbio, che l'ottimizzazione della mobilità è il principo strategico più importante nel gioco dell'Othello. Con ciò si intende una condotta di gioco che tende a massimizzare il numero delle mosse a nostra disposizione e, contemporaneamente, tende aminimizzare il numero delle mosse a disposizione dell'avversario. Vediamo qualche esempio. Nel diagramma 1 il Nero ha a disposizione 17 mosse: A3, A2, B2, C2, D3, F3, G3, H3, H4, G5, G7, F7, F8, E8, D8, E8, D8, B7, A7; mentre il Bianco può effettuarne soltanto 10: A3, D2, D3, E2, F2, G5, G6, Db, B8, B7.
In questa situazione possiamo certamente affermare che il Nero ha una mobilità superiore. Osserviamo ora, qualche esempio di mossa che tende ad ottimizzare tale mobilità.
Diagramma N.1Diagramma N.2
Se il Nero gioca in A3 la situazione si modifica come illustrato nel diagramma 2. Si può vedere che dal punto di vista delle mosse a disposizione di entrambi i giocatori, nulla è sostanzialmente cambiato: il Nero si è semplicemente creato una nuova mossa in D2. Proviamo invece a vedere che cosa succede se il Nero gioca in A7. La situazione è mostrata dal diagramma 3. In questo modo il Nero ha privato il Bianco di ben tre mosse: D3, G5, D8. Dal punto di vista della mobilità è senza dubbio un'ottima mossa. A questo punto il Bianco giocherà sulla pedina nera in E3 (muovendo in D2 o in E2 o in F2) o sulla pedina nera in F5 (muovendo in G6). Il Nero può continuare con A3 e, successivamente, con A2 (la situazione finale è mostrata nel diagramma 4).
Diagramma N.3Diagramma N.4
Apriamo ora una breve parentesi per sottolineare un concetto molto importante. Nel diagramma 1 è possibile osservare che la pedina nera in E3 offre al Bianco la possibilità di eseguire tre mosse differenti: D2, E2 ed F2. Ma in effetti egli potrà effettuarne soltanto una. Ai fini della mobilità, quindi, tale terna di mosse va considerata come un'unica mossa (vedi definizione precedente). Ci sembra comunque opportuno affermare che avere più opzioni su una pedina dell'avversario è senza dubbio un vantaggio. Osserviamo ad esempio il diagramma 5. Sulla pedina in D2 il Bianco può muovere in vari modi: C1, D1, E1; e quindi può scegliere la mossa che meglio realizza le sue esigenze tattiche. Egli potrà ad esempio muovere in C1 e non dare, così, ulteriori accessi al Nero. Nel diagramma 6, invece, il Bianco può muovere sulla pedina in D2 soltanto in un modo: D1. Ciò consente però al Nero l'acquisizione di 5 nuove mosse: C1, E1, C2, E2, C5.
Diagramma N.5Diagramma N.6Diagramma N.7
Introduciamo allora un parametro che tiene conto di tutto ciò: la quantità di mobilità. Si tratta di esprimere con una coppia di numeri (n/m) il numero delle pedine dell'avversario sulle quali è possibile muovere (n) ed il numero dei diversi modi in cui è possibile eseguire tali mosse (m). Prendiamo ad esempio il diagramma 7. Il Bianco può effettuare mosse su 5 pedine dell'avversario: quelle in D3, C3, E3, B5 e C6. Inoltre può muovere in 9 modi differenti. Diciamo allora che egli ha una quantità di mobilità pari a 5/9. Vediamo invece la situazione del Nero. Egli può muovere su 6 pedine dell'avversario: quelle in B4, D6, D5, E5, F4 ed E4. Inoltre può muovere in 8 modi diversi. La sua quantità di mobilità sarà allora pari a:6/8. Possiamo dunque notare che la situazione è piuttosto equilibrata ma il Nero è in leggero vantaggio. Teniamo a precisare che l'introduzione di un tale concetto è ben lungi dal voler avere un significato operativo di ausilio per una qualsivoglia condotta di gioco. Tale parametro, di carattere squisitamente teorico, rammenta l'importanza di avere non soltanto molte mosse a disposizione (n) ma anche una notevole varietà di gioco (m).
Vediamo ora alcuni diagrammi che rappresentano situazioni di gioco in cui uno dei due giocatori è riuscito a conquistare una quantità di mobilità di gran lunga maggiore di quella dell'avversario e notiamo come come ciò porti molto spesso ad una vittoria praticamente certa. Nel diagramma 8 deve muovere il nero. questi ha a disposizione un elevato numero di mosse mentre il Bianco ne ha soltanto 2: B2 ed E8. Ma la mossa E8 (che per il Bianco rappresenta una mossa sicura è a disposizione anche del Nero). Questi sceglie allora saggiamente di giocare in E8, togliendo all'avversario una delle sue due possibili mosse ed al Bianco non resta che rispondere in B2 (vedi diagramma 9). A questo punto la partita è praticamente conclusa a favore del Nero.
Diagramma N.8Diagramma N.9
Vediamo ora un altro esempio. Si tratta di una situazione di centro partita tratta da una storica finale giocata al campionato del mondo del 1984 in Australia tra il giapponese Taniguchi ed il francese Ralle e vinta da quest'ultimo per 48 a 15 (vedi diagramma 10). Proviamo a calcolare la quantità di mobilità posseduta da ciascuno dei due giocatori in questo momento dell'incontro: 5/8 per il giapponese (Nero) e 5/9 per il francese. A questo punto Nero gioca la 31 in E2 ed il Bianco risponde con la 32 in D1. Vediamo la quantità di mobilità:6/7 per il Nero e 6/8 per il Bianco. La situazione sembra sostanzialmente equa ma le mosse successive non ci danno ragione. Infatti il Nero gioca la 33 in B6 ed il Bianco replica con la 34 in B7: vedi diagramma 11. Ed ora non c'è più nulla da fare per il Nero. Questi gioca in F1 ed il Bianco risponde in G2. Il Nero è costretto a cedere l'angolo e l'incontro non ha più storia. Il motivo per cui la quantità di mobilità non ha segnalato l'avvicinarsi di una situazione talmente disastrosa è che la coppia di numero n/m non permette di distinguere le mosse sicure da quelle non buone (ossia che cedono un angolo all'avversario o creano situazioni critiche). Se proviamo a vederla in questi termini, dopo la mossa 30, delle otto mosse a disposizione del giapponese quattro cedono angoli. Dopo la 32 sono 4 su 7 le mosse non buone e dopo la 34 4 su 6.In conclusione, quindi, possiamo affermare che l'ottimizzazione della mobilità deve tendere non solo a minimizzare le mosse dell'avversario ma soprattutto deve limitare il numero di mosse buone a sua disposizione.
Diagramma N.10Diagramma N.11
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