Iniziamo con il chiarire che, mentre la mossa è all'avversario, il giocatore non deve assolutamente smettere di pensare, né deve lasciarsi andare a pensare come se toccasse a lui. Egli deve trasformarsi nell'avversario, pensando per lui, imparando così a conoscere la situazione dal punto di vista dell'attacco e della difesa, e compiendo in realtà un grandissimo lavoro di preparazione per la mossa successiva. Non sembra, ma questo fatto è fondamentale.
Al proprio turno, sono necessari questi punti:
1. Controllare tutte le buone mosse dell'avversario, rigorosamente prima delle proprie. Per controllare le mosse girare fisicamente con l'occhio lungo tutto il perimetro e valutare tutte le mosse.
2. Compiere la stessa operazione per le proprie mosse, privilegiando quelle che ostacolano o tolgono quelle avversarie identificate al punto 1. Ricordarsi di non disdegnare un'occhiata per le mosse apparentemente peggiori, sempre con la tecnica della ricerca sul perimetro: non costa tanto e spesso riserva sorprese.
3. Analizzate le mosse. L'analisi della posizione viene compiuta così: qualsiasi mossa viene valutata sulla base della propria esperienza e delle conoscenze dei temi del gioco sviluppate durante i turni precedenti. Vengono scartate solo le mosse palesemente negative. Chiameremo ora M0 l'insieme di mosse rimaste. Quindi, finito il giro, si analizzano tutte le possibili risposte avversarie per ciascuna di M0, supponendo ovviamente che l'avversario giochi al meglio. Riduciamo M0 ad M1 togliendo le mosse che danno buone risposte all'avversario. Iteriamo quindi il procedimento su M1 creandone un ulteriore sottoinsieme M2, frutto di buone risposte alle risposte dell'avversario. Questo procedimento continua fino a trovare una sola mossa che supera in valore le altre sequenze. Può capitare che una mossa sia evidentemente la migliore fin dall'inizio, o che due mosse apparentemente simili portino l'analisi a doversi approfondire fino a sequenze piuttosto lunghe prima di essere in grado di decidere: però con questo sistema il tempo dedicato all'analisi di una situazione è esattamente quello che serve, non ci si ferma mai davanti ad un dubbio e non si ripete la valutazione in maniera inutile. Questo sistema di taglio delle mosse si chiama, in termini computeristici, taglio selettivo.
4. Quando il gioco si sviluppa su un bordo o in una microporzione di scacchiera si cerchi di completare mentalmente la sequenza fino al riempimento del bordo o della porzione. In ambito computeristico questa tecnica di analisi di microsequenze si chiama ricerca della quiescenza.
5. Solo raramente il giocatore si può concedere brevi periodi di rilassamento mentale di cui approfittare per allargare la visuale e vedere la situazione da un punto di vista più globale rispetto a quello locale che si tende ad assumere seguendo queste regole. In questa visione globale non si dimentichi anche la ricerca di un piano per preparare un finale facile e, possibilmente, vincente.
6. Siamo arrivati al nocciolo strategico, ovvero a come devono essere applicate le regole strategiche ben note all'interno del motore sviluppato nei punti precedenti. La valutazione umana avviene sul confronto. Il confronto tra due mosse sta alla base del ragionamento (vedere sezione successiva) ed avviene su basi in parte intuitive ed in parte coscienti. Spesso l'intuito di un giocatore esperto aiuta nella ricerca delle sequenze migliori (alfa-beta), ma non in altri casi in cui si devono applicare materialmente alcune regole che conviene tenersi bene a mente. Rigorosamente nell'ordine:
· Quale delle due mosse toglie le migliori chance all'avversario?
· A parità, quale compatta di più le proprie pedine al centro o non prende bordi? Quale allarga di meno le proprie pedine mantenendole raccolte? Se siamo ormai nel contropartita avanzato, quale prepara meglio il finale?
· A parità, se prendono bordi, quale sbilancia di meno o ottiene sbilanciamenti sulla parte della scacchiera meno importante? E se non li prendono, quale gira meno pedine, o più pedine stabili?
Spero che questi punti non vengano considerati semplici esercizi inutili o teorie di un pazzo maniaco della psicologia, altrimenti scriverei un libro e non un articolo tecnico! Darci troppo peso può essere dannoso ma sicuramente è un allenamento notevolissimo per il proprio cervello.
Già con l'applicazione metodica di questi semplici punti il proprio gioco può passare da un livello non più che amatoriale ad un buon livello da torneo o forse più. Applicare con esperienza i punti della sesta regola, spinti in profondità da una mente efficiente che segue con ordine le prime cinque regole, può dare un livello di gioco altissimo e non perdona alcun errore da parte dell'avversario.
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